La strada dell’uomo morto di Antonio Armano

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La strada dell’uomo morto di Antonio Armano è un romanzo-sentiero che inizia dove finisce la via di un sobborgo rurale. Sul confine tra la terra e il cemento si trova una cascina dove cresce un bambino affidato ai nonni. La campagna è un luogo di esperienze esaltanti: ci si fa il bagno nella tinozza piena d’acqua intiepidita dal sole, si partecipa alla pigiatura dell’uva e all’uccisione degli animali. Si ascoltano storie di streghe, si può cadere nella vasca del letame o asfissiare per le esalazioni del mosto. Il tempo passato con i genitori in città, invece, in un appartamento sopra a un distributore di benzina, scorre senza lasciare alcun ricordo, se non frammenti orribili di litigi per soldi e la notizia del rapimento di un politico il cui cadavere si trova forse in mezzo a un lago dal nome strano, il lago della Duchessa.

La strada dell’uomo morto è un breve romanzo dalle lievi tinte gotico padane, che sfata molti miti sull’innocenza dei bambini e allo stesso tempo ritorna al candore poetico di alcuni momenti dell’infanzia. È un’opera che insiste sul punto dolente del conflitto tra città e campagna, infanzia ed età adulta, in un luogo e in un tempo – gli anni ’70 –, che si è fatto confine e insanabile ferita.

Descrizione

Antonio Armano ha iniziato a scrivere viaggiando nei paesi dell’Est dopo la caduta del Muro di Berlino. Nel 1999 ha raccolto i reportage di quel periodo in una specie di samizdat intitolato Hotel Mosca (Solidarietà Come 1989). Nei primi anni 2000 ha scritto su L’Unità una serie di articoli sugli scrittori perseguitati, poi approfondito in un libro di inchiesta, Maledizioni, pubblicato da Aragno e poi da Bur, e finalista al premio «Viareggio» nel 2014.

Nel 2017 ha pubblicato con Clichy un libro di viaggi nei luoghi della mitologia culturale esteuropea, La signora col cagnolino e le nuove russe col pitbull. In Ucraina si è imbattuto nella storia di 46 ebrei nascosti per 18 mesi in un bunker realizzato da un sionista soprannominato Al Capone, leggendario costruttore di nascondigli. Il ragazzo nel bunker (Piemme, 2021) racconta questa storia. Ha tradotto I cospiratori di Frederich Prokosch (Settecolori, 2022). Ha pubblicato L’amante cinese (Gallucci 2023).

Nel 2019 ha vinto il premio «Parise» per I barconi dell’asfalto, un reportage sul viaggio delle badanti dall’Ucraina all’Italia pubblicato su Millennium (Il Fatto Quotidiano). Nel 2020 gli è stato assegnato la prima edizione del premio «Jack London», poi annullato a causa della scomparsa per Covid del fondatore. La strada dell’uomo morto è il suo terzo romanzo.

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