“Concerto per orchestra stonata” di Emiliano Moccia

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ognava di dirigere un’orchestra, di diventare un grande compositore di musica classica. Ma la sua vita ha preso un’altra direzione, non ha seguito le orme del maestro Umberto Giordano. Emanuele è diventato un’ombra, un senza fissa dimora, una persona che respira per abitudine, svuotata di sogni e speranza. Una notte, però, il compositore dell’Andrea Chénier gli appare in sogno e scrive sulla lavagna delle note musicali. Il professor Alessandro, ex-professore di musica diventato clochard, gli rivela che quella che gli ha donato Umberto Giordano è un’opera inedita.Schermata 2018-07-05 a 18.04.40

E’ l’opportunità che aspettavano per sfuggire dall’odore di piscio marcito, dai vagoni abbandonati, dalla povertà più estrema. Nasce così “L’orchestra delle Beffe” composta da ex-musicisti recuperati per strada: una prostituta, un rumeno ed un matto che sente le voci. A dirigerla è proprio Emanuele, che prova a riacciuffare il tempo ormai perduto.

Per salvarsi hanno solo una possibilità: impugnare gli strumenti musicali ed affidarsi ai loro talenti. Quelli che sono ancora nascosti, che nessuno vede, che ciascuno di noi fatica a riconoscere.

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L’odore di piscio marcito entra nella gola e brucia lo stomaco.

E’ un odore acre, infame, stomachevole. E’ l’odore caratteristico di questa fetta di città, di questo stretto passaggio che dalla piazza della stazione porta verso un mondo parallelo. Quasi che non si vede, che non si nota. Se non fosse per il terribile tanfo che si sprigiona ogni giorno, soprattutto d’estate.
Il professor Alessandro, Emanuele e Marian passano per il tratto di strada.
Trattengono il respiro, il fiato, il ricordo. Perché il loro olfatto è ancora oltraggiato dal fetido odore che Giovanna si porta addosso.
Un odore di piscio, di cibo avariato, di vita decomposta.
E’ una delle ombre umane che vive in questa fetta di terra. Nascosta sotto le scatole di cartone, le coperte, la puzza che tiene alla larga i più curiosi. Anche i più benevoli. Ma chi la conosce, prova sempre ad avvicinarsi, a chiederle come sta, se le serve qualcosa. Anche il professor Alessandro ed Emanuele ci provano. Ogni sera, tutte le notti prima di dirigersi verso il loro vagone abbandonato.

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Descrizione

Emiliano Moccia

 

Schermata 2018-07-10 a 12.49.00Emiliano Moccia è nato a Foggia il 22 giugno 1975. Giornalista professionista, si occupa di sociale e di immigrazione. E’ volontario dell’associazione Fratelli della Stazione impegnata nell’attività di accoglienza di poveri e migranti. Ha scritto i libri di racconti “Il pagliaccio brontolone” “Foglio per due”, ed i romanzi “Non fuggo da Foggia… almeno per ora!” e “L’ultimo che c’è”, e la raccolta di storie “Binario Zero. Storie da foglio di via”

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